Appalti truccati a Fiumicino: la politica che ci ruba anche la fiducia

Appalti truccati a Fiumicino: la politica che ci ruba anche la fiducia

Dal Corriere della Sera e da vari giornali locali leggo di un terremoto giudiziario che scuote la mia città: tre filoni d’inchiesta, non uno. Appalti pilotati nei servizi sociali e nell’accoglienza migranti, e poi cosa verrà fuori i lavori pubblici? Le manutenzioni scolastiche? Le forniture di materiali? Un intero sistema che, se confermato, fa davvero paura.

Parliamo di carte della Procura, non di chiacchiere. Parliamo di accuse pesantissime che raccontano tangenti pagate con cene, carte di credito ricaricate, regali di ogni tipo. Roba da manuale della corruzione, in un copione che sembra scritto da qualche pessimo regista italiano: soldi pubblici che finiscono nelle tasche di pochi, mentre i cittadini si fanno bastare scuole rotte, strade piene di buche e assistenza sociale a pezzi.

Il solito scaricabarile

E mentre emerge questo fango, già sento l’eco della solita lagna politica: “Non lo sapevo”, “Non è colpa mia”, “È colpa loro”, “No, è colpa vostra”. La verità è che se i fatti riguardano gli anni dal 2016 al 2023, la responsabilità morale — se non altro — se la devono spartire tutti, quelli di prima e quelli di adesso. Punto.
Perché la classe dirigente non può far finta che le mele marce siano arrivate da Marte. Quei dirigenti comunali sotto accusa c’erano già prima, sono rimasti dopo, e continuare a fare campagna elettorale anche mentre la magistratura indaga è, a dir poco, uno schiaffo all’intelligenza delle persone.

Basta con la propaganda

Io non sono un fan delle tifoserie politiche: pretendo onestà intellettuale. Se oggi l’opposizione grida “il sindaco Baccini doveva sapere”, benissimo, ma spieghi anche cosa facevano loro fino al 2023, quando governavano.
E non mi basta la retorica dei “pochi disonesti”. Se la magistratura ipotizza un sistema, allora significa che la politica è stata incapace di vigilare, punto.

I più deboli sempre usati

La cosa che mi fa ribollire il sangue è che ancora una volta a essere usati come carne da macello siano stati i migranti, la fascia più fragile della popolazione. Quelli che non possono protestare, che non possono votare, che non hanno santi in paradiso. Fare soldi sulla pelle di chi scappa dalla fame o dalle bombe è un atto vergognoso, e chi ci ha guadagnato dovrebbe sputarsi in faccia ogni mattina.

Politici, assumetevi le vostre responsabilità

Io non voglio sentire più scuse, né “potevamo non sapere”, né “erano altri tempi”. Se un Comune finisce nel mirino della Procura su tre fronti contemporaneamente, significa che la politica non ha fatto il proprio mestiere. Che non ha controllato. Che non ha avuto il coraggio di cacciare gli incapaci o i furbetti. E la gente onesta, quella che paga le tasse, quella che lavora, quella che non riesce a permettersi nemmeno una pizza fuori, viene trattata come un bancomat da svuotare.

Ora basta scuse

E adesso? Adesso mi aspetto che la magistratura vada fino in fondo. Che i colpevoli paghino. Che i politici si assumano la responsabilità invece di fare la sceneggiata del “non ne sapevamo nulla”. E mi aspetto pure che qualcuno, per una volta, chieda scusa.

Non erano soldi vostri

Sì, scusa. Perché questi soldi non erano di nessun assessore, non erano dei dirigenti, non erano “a disposizione” di qualche cordata di amici. Erano nostri, erano della comunità, erano destinati a chi ha bisogno.
E se oggi qualcuno parla di Mafia Capitale e si chiede se qui non sia nata una Mafia Fiumicinese, la domanda è legittima. Non è retorica, è amara realtà: perché un sistema così radicato non è nato ieri, e se è cresciuto indisturbato, allora molti hanno guardato dall’altra parte.

Io non ci sto più

Io non voglio più essere preso in giro. Voglio vedere la luce piena su questa vicenda. E voglio, una volta tanto, che la politica si ricordi che servire la gente non significa arricchirsi alle sue spalle.

Fino a prova contraria, siamo noi cittadini a pagare il conto. E io, francamente, mi sono stufato.