C’è una scena che si ripete da settimane sotto i miei occhi, e ve la racconto perché è il genere di cosa che si vede solo se si cammina per queste strade con gli occhi aperti, non se la si guarda dai palazzi del potere. Famiglie con lo zaino in spalla, cappellino calato sugli occhi, ferme alla fermata dell’autobus su via della Scafa, ad Isola Sacra, che aspettano un mezzo che con ogni probabilità dovrebbe portarli verso gli scavi di Ostia Antica. Altri che tentano l’impresa impossibile di raggiungere la Necropoli di Porto, in via Monte Spinoncia, senza sapere che quella meta è più vicina in linea d’aria che nella realtà dei trasporti pubblici. E questa mattina l’ennesima puntata dello stesso film: gruppetti di turisti a piedi su via dell’Appagliatore e su via Tancredi Chiaraluce, tra sterpaglie e polvere, con il sole già alto e nessuna ombra a disposizione, mentre cercano di raggiungere gli scavi camminando come se fossero in un trekking survivor e non in una visita turistica a pochi chilometri dal loro alloggio.
Io abito qui, cammino queste strade da una vita, e quello che vedo non è più tollerabile. Non è folklore, non è colore locale, è un problema serio di sicurezza e di dignità che riguarda un territorio che si ostina a non vedersi come quello che è: una porta d’ingresso mondiale, con l’aeroporto di Fiumicino a un passo e uno dei siti archeologici più importanti del pianeta a distanza di pedalata. E invece qui, tra Fiumicino e Ostia, sembra che nessuno abbia mai fatto il conto di quanti turisti si muovano davvero su queste strade, di dove dormano, di come debbano arrivare dove vogliono arrivare.
Il paradosso di un tesoro a due passi e irraggiungibile
Ostia Antica, con il suo parco archeologico, è uno dei motivi per cui migliaia di persone scelgono di soggiornare in questa zona. I bed and breakfast e gli affitti brevi sono cresciuti a Isola Sacra proprio cavalcando questa vicinanza: pochi chilometri dall’aeroporto, pochi chilometri dal mare, pochi chilometri da uno scavo che racconta duemila anni di storia romana. Sulla carta è un affare perfetto. Nella realtà è un imbuto.
Chi soggiorna a Isola Sacra e vuole visitare gli scavi si trova davanti a un percorso che richiede in molti casi il cambio di due o tre autobus, con corse che seguono orari e frequenze pensate più per chi lavora che per chi viaggia con valigie e bambini al seguito. Le linee Cotral che collegano Fiumicino, Isola Sacra e Ostia Lido esistono, transitano su via della Scafa, ma le corse non si fermano a Ostia Antica, e tra un passaggio e l’altro può trascorrere anche più di un’ora. Chi non conosce a memoria gli orari, chi non ha dimestichezza con le app di trasporto pubblico nostrane, chi semplicemente si fida della segnaletica o al buon senso, finisce fermo a una pensilina a chiedersi se quel pullman arriverà mai. E allora la scelta più semplice, quella più umana, diventa camminare. Peccato che camminare su queste strade non sia affatto semplice.
Camminare qui significa rischiare, non passeggiare
Via dell’Appagliatore e via Tancredi Chiaraluce non sono viali cittadini con marciapiedi larghi e alberati. Sono strade di collegamento, strette, prive di percorsi pedonali degni di questo nome, con la vegetazione che invade il ciglio della carreggiata e le auto che sfrecciano come se quella fosse una tangenziale e non un tratto attraversato quotidianamente da turisti stranieri ogni tanto anche con valigie a rotelle o zaini pesanti. Non parlo di un rischio teorico. Parlo di famiglie con bambini piccoli che camminano sul bordo dell’asfalto sotto un sole che a luglio non perdona, senza un albero, senza una panchina, senza un punto di sosta, con il traffico che le sfiora a pochi centimetri.
E qui arriva il paradosso più amaro. Mentre si discute, giustamente, di un ascensore che dovrebbe rendere accessibile il cavalcavia della stazione di Ostia Antica, salvo poi rompersi dopo qualche giorno, superando decenni di barriere architettoniche che hanno tenuto fuori disabili e famiglie con passeggini, nessuno sembra porsi il problema di chi quell’ascensore non riuscirà nemmeno a raggiungerlo, perché prima ancora di arrivare al cavalcavia deve sopravvivere a una camminata su strade senza marciapiedi degne di un iron man. È bello parlare di accessibilità quando si tratta di installare una struttura fotografabile per il taglio del nastro. Lo è molto meno occuparsi di chi, a due chilometri da lì, cammina nella sterpaglia perché il bus non passa o perché nessuno ha mai pensato di tracciare un percorso pedonale sicuro tra Ostia, Isola Sacra e gli scavi.
Chi va in aeroporto a piedi con la valigia
E se il tema degli scavi archeologici già basterebbe a far vergognare due amministrazioni che spesso parlano di turismo e valorizzazione del territorio, c’è un secondo fronte che mi lascia ancora più basito. Sono i turisti che soggiornano nei tanti bed and breakfast di Isola Sacra e che devono raggiungere l’aeroporto di Fiumicino trascinandosi dietro le valigie a piedi, perché l’autobus atteso semplicemente non arriva, o arriva con un ritardo che rende insostenibile l’attesa per chi ha un volo da prendere. Anche qui la scena si ripete: persone che camminano lungo strade non pensate per i pedoni, pericolose, senza marciapiedi continui, con il sole a picco.
Mi chiedo davvero come sia possibile che un territorio che vive letteralmente all’ombra di uno degli aeroporti più importanti d’Europa non abbia ancora risolto il problema più elementare, quello di garantire a chi arriva o parte un collegamento decente, frequente, sicuro, tra i luoghi dove si dorme e i luoghi da cui si vola. Non sto chiedendo un miracolo urbanistico. Sto chiedendo che un’area a vocazione turistica dichiarata, con l’aeroporto a un passo, funzioni come tale.
La risposta che non basta più: prendete un taxi
Qualche settimana fa, discutendo di questi temi, qualcuno mi ha risposto con la solita frase liquidatoria: ci sono sempre i taxi. Ecco, io penso che questa risposta fotografi perfettamente la distanza tra chi amministra e chi vive o attraversa questo territorio ogni giorno. Il taxi non è una soluzione strutturale, è una toppa per chi se lo può permettere, ed è anche l’ammissione implicita che il trasporto pubblico, quello vero, quello che dovrebbe essere la spina dorsale di una destinazione turistica moderna, semplicemente non funziona. Una città, o un insieme di territori come Fiumicino e il Municipio X che si affacciano sullo stesso litorale e condividono lo stesso bacino di visitatori, non può scaricare sul portafoglio del turista la propria incapacità di organizzare un servizio decente.
Una destinazione che ambisce a definirsi moderna non misura la propria modernità dal numero di ascensori inaugurati con il taglio del nastro, ma dalla capacità quotidiana, silenziosa, di far muovere le persone in sicurezza da un punto all’altro del proprio territorio. E se questa capacità manca per i residenti, che nel tempo imparano ad arrangiarsi, manca ancora di più per chi arriva da fuori, non conosce le strade, non sa quali bus prendere, e si fida semplicemente del buon senso che dovrebbe guidare un’amministrazione attenta.
Due amministrazioni, un solo territorio, zero coordinamento
Quello che colpisce di più, osservando questa vicenda da uomo della strada e non da tecnico dei trasporti, è la totale assenza di un ragionamento comune tra Fiumicino e ovviamente il comune di Roma. Sono due enti diversi, con competenze diverse, ma condividono lo stesso pezzo di costa, lo stesso ponte della Scafa che li collega fisicamente, lo stesso flusso di turisti che si muove indifferente ai confini amministrativi. Eppure ognuno sembra guardare solo dentro il proprio perimetro, senza accorgersi che il problema del turista che non riesce a raggiungere Ostia Antica da Isola Sacra è un problema di entrambi i territori, non di uno solo.
Non è un tema che nasce da un partito o si risolve con un colore politico. Non sto criticando una giunta piuttosto che un’altra, sto criticando un modo di pensare il territorio che si è ripetuto uguale a se stesso negli anni, indipendentemente da chi governasse. È un problema di visione, di coordinamento, di volontà di sedersi attorno a un tavolo e dire che il turista che dorme a Isola Sacra e vuole vedere gli scavi di Ostia Antica non è un problema di qualcun altro. È un problema di chi amministra questo territorio, punto.
Valorizzare senza rendere raggiungibile è un controsenso
Mi indigna soprattutto il fatto che si parli continuamente di valorizzazione del territorio, di destagionalizzazione del turismo, di sinergie tra l’aeroporto, il litorale e gli scavi archeologici, mentre nella pratica quotidiana chi arriva qui con una valigia e la voglia di scoprire questi luoghi si trova davanti a un deserto di infrastrutture pedonali e a un servizio di trasporto pubblico che sembra pensato per chi già conosce ogni scorciatoia, non per chi arriva da fuori con occhi nuovi e aspettative legittime.
Non chiedo cattedrali, chiedo marciapiedi. Non chiedo faraonici collegamenti su rotaia, chiedo che gli autobus esistenti passino con una frequenza compatibile con la vita reale delle persone, e che chi cammina lungo via dell’Appagliatore o via Tancredi Chiaraluce possa farlo senza rischiare di finire sotto un’auto per raggiungere uno dei siti più importanti al mondo. Chiedo che chi soggiorna a Isola Sacra e deve prendere un volo possa farlo senza trascinare la valigia sull’asfalto rovente di una strada senza marciapiede.
Finché questo non accadrà, continuerò a vedere famiglie ferme alle fermate, gruppetti che camminano nella sterpaglia, valigie trascinate sotto il sole. E continuerò a scriverne, perché il principio resta sempre lo stesso: non si scrive per piacere a qualcuno, si scrive per non far finta di niente davanti a quello che si vede ogni giorno sotto casa.
Senza tifare per nessuno, come sempre.


