Piove a Fiumicino, ma il problema è sempre lo stesso: il tifo politico

Piove a Fiumicino, ma il problema è sempre lo stesso: il tifo politico

Lo spettacolo più triste non è l’acqua nelle strade, ma il fango nei commenti. Sì, perché oggi è bastato un temporale – uno di quelli belli intensi, certo, ma neanche il diluvio universale – per trasformare i gruppi social locali in una corrida dove tutti sono pronti a puntare il dito, a insultare, a dividere. Non tra chi vuole migliorare il territorio e chi se ne frega, ma tra “noi” e “loro”. Tra quelli di adesso e quelli di prima. Tra chi governa e chi governerà. Ma soprattutto tra chi tifa.

Le solite pozzanghere, le solite grida

Che sia chiaro: alcune strade oggi si sono allagate. Alcuni quartieri hanno visto l’acqua salire oltre il normale. Ma nulla di straordinario, nulla da allarme rosso. Certo, disagi sì. Ma siamo sinceri: non è la prima volta, e non sarà l’ultima, eppure, come ogni volta, bastano due dita d’acqua per far partire il teatrino social.

C’è chi scrive “Vergogna!”, chi urla “Pulite i tombini!”, chi pubblica video di pozzanghere profonde quanto una ciotola per il cane scrivendo “Siamo a Venezia!”. Poi, inevitabile, arrivano le frecciate politiche: “Con quelli di prima non succedeva!”, “Eh ma se critichi sei del PD”, “Almeno questi fanno qualcosa, voi solo parole”. E giù insulti, sfottò, meme, screen delle tessere elettorali vere o presunte.

Ma davvero pensate che i tombini siano di destra o di sinistra?

Fermatevi. Respirate. Guardatevi allo specchio. Ma davvero pensate che i tombini abbiano un’ideologia? Che una strada si allaghi perché comanda il centrodestra o che si asciughi se torna il centrosinistra? Siamo a Fiumicino, non a Montecitorio. Qui la politica dovrebbe essere soprattutto pratica, concreta, fatta di rammendi e asfaltature, di raccolta rifiuti e decoro urbano non una guerra ideologica combattuta a colpi di “meglio quelli di prima” o “voi non capite niente”.

La politica come tifo è il vero degrado

Questa degenerazione del dibattito è il vero male di oggi, non è solo colpa della politica, attenzione è colpa nostra, di noi cittadini che abbiamo deciso di trasformarci in ultras da tastiera, che non vogliamo più capire, approfondire e riflettere. Vogliamo solo vincere la discussione, avere l’ultima parola e ridicolizzare l’altro.

Eppure, la politica locale ha bisogno di altro, ha bisogno di partecipazione reale, di cittadini attivi ma soprattutto super partes. Perché non è una maglietta il nostro paese, è casa nostra e casa nostra non può essere lasciata in mano al tifo, alla cecità ideologica, al “se lo dice il mio partito allora è vero”. Serve spirito critico, capacità di guardare e dire: “Questo è sbagliato, punto” anche se lo fa il tuo candidato preferito, anche se lo corregge il tuo nemico.

Il ruolo dei politici: dire la verità, non arrampicarsi sugli specchi

Dall’altra parte ci sono i politici, che invece di cogliere l’occasione per spiegare, rassicurare, assumersi le responsabilità, spesso preferiscono il teatrino. È sempre più facile dire “la colpa è di quelli di prima” è comodo fare post indignati, oppure post arroganti, oppure addirittura prendere in giro i cittadini che segnalano un problema, come se fossero loro i veri colpevoli.

L’esempio più recente? Qualche giorno fa a Passoscuro un cittadino segnala un cumulo di spazzatura vergognoso, invece di dire “Grazie della segnalazione, andiamo a fondo”, qualcuno si mette a rispondere come se il problema fosse chi denuncia, non chi sporca. E giù il solito balletto: “Eh ma c’è stato l’incendio alla ditta Paoletti”, “eh ma i rifiuti sono colpa della gente incivile”. Come se non sapessimo tutti benissimo che quei cumuli ci sono sempre e spesso, che certe zone sono una discarica a cielo aperto a prescindere da chi è al governo.

Servono politici con onestà intellettuale

Onestà intellettuale, questa sconosciuta ma che dovrebbe essere la qualità numero uno di chi amministra. Dire ai cittadini come stanno le cose, con chiarezza e nel caso ammettere le colpe, spiegare cosa si farà e non mentire, non arrampicarsi sugli specchi. Dire “Hai ragione, faremo il possibile per individuare i responsabili” è una frase di grande valore. Ma quanti politici oggi riescono a dirla senza doverci infilare prima una battuta polemica o una scusa?

L’amministrazione non è uno show, è un servizio. E il rispetto per i cittadini – anche quelli che criticano, anche quelli che non ti votano – dovrebbe venire prima di tutto.

Torniamo a vivere il territorio e basta con i commenti da curva sud

Io non ho tessere di partito, non vado ai comizi, non mi schiero con questo o con quello ma vivo qui, vivo a Fiumicino, e mi dà fastidio vedere la mia città ridotta a una faida da social. Vedo ogni giorno cose che non vanno, ma non vado a cercare la bandiera politica da dare in testa a qualcuno, voglio solo che chi governa faccia il suo lavoro e che chi vive qui lo pretenda, senza diventare il portavoce di partiti che magari non  sanno dove sta Via delle Ombrine.

Ecco perché oggi, più della pioggia, mi ha indignato tutto il resto. Mi ha indignato vedere cittadini trasformati in ultras, politici in influencer da like facili, commentatori compulsivi che parlano di strade come se fossero referendum su Salvini o Schlein.

Facciamoci un favore: basta, torniamo a essere cittadini veri, critici, curiosi e soprattutto liberi. Liberi di pensare con la nostra testa, e non con quella di un partito.

(La foto è generata da AI prima che anche in questo la condividiate indignati…)