Beoti in corsia d’emergenza: così si rischiano tragedie sulla Roma-Fiumicino

Beoti in corsia d’emergenza: così si rischiano tragedie sulla Roma-Fiumicino

Ci sono abitudini che diventano così diffuse da sembrare quasi normali, accettabili, parte del paesaggio urbano. Una di queste è il parcheggio selvaggio sulla corsia d’emergenza della Roma-Fiumicino. Non parliamo di qualche caso isolato o di qualche automobilista distratto che ha accostato per un’urgenza: qui siamo davanti a decine e decine di auto, a tutte le ore del giorno e della notte, con le quattro frecce lampeggianti e dentro persone che aspettano i parenti in arrivo all’aeroporto.
E io, da cittadino qualunque che quella strada la percorre spesso, sono semplicemente indignato. Perché vedere macchine ferme in un punto che dovrebbe salvare vite — la corsia riservata a chi ha un guasto o a chi deve accostare per emergenza — trasformata in sala d’attesa a cielo aperto è qualcosa che non può e non deve essere accettato.

La corsia d’emergenza non è il salotto di casa

Vorrei dirlo a gran voce a chi, con aria di sufficienza, parcheggia lì dentro: la corsia d’emergenza non è il salotto di casa vostra. Non è un posto dove si aspetta con calma che arrivi l’amico o il parente col volo da Parigi, Londra o Milano. È una zona di sicurezza, un’area che serve a evitare tragedie, uno spazio pensato per permettere ad ambulanze, vigili del fuoco e mezzi di soccorso di passare quando ogni secondo è fondamentale.
E invece viene occupata da macchine con le quattro frecce, con gente che scrolla il telefono o fuma una sigaretta in attesa di ricevere la telefonata “sono atterrato”. Nel frattempo, chi percorre quella strada a 90 o 100 km/h rischia di trovarsi davanti un ostacolo fisso. E non parliamo di un ostacolo qualsiasi: parliamo di un’automobile piazzata dove non dovrebbe stare, che può causare incidenti anche mortali.

“Lo fanno tutti”: la scusa più vigliacca

Il problema è che questo comportamento è stato ormai sdoganato. Quante volte ho sentito frasi come: “Ma lo fanno tutti”, “Non c’è posto all’aeroporto”, “Ci metto solo cinque minuti”. Ecco, è proprio qui che si misura il grado di inciviltà di un popolo: nel pensare che, se una cosa viene fatta da molti, allora diventa giustificabile.
E invece no, non è giustificabile. È pericoloso, è illegale, è una mancanza di rispetto non solo per il codice della strada ma anche e soprattutto per la vita altrui. Perché chi parcheggia in corsia d’emergenza non mette a rischio solo sé stesso ma anche chi percorre quella strada, chi magari deve sterzare all’improvviso, chi si trova intralciato proprio mentre deve affrontare una situazione critica.

La polizia non può fare miracoli

È vero che negli ultimi tempi la polizia stradale e le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli. Si vedono più pattuglie, si sentono di più le sirene, qualche multa viene fatta. Ma davvero pensiamo che si possa destinare un esercito di volanti a fare avanti e indietro tutto il giorno sulla Roma-Fiumicino solo per stanare chi si ferma in corsia d’emergenza? Non è realistico. Le forze dell’ordine hanno mille emergenze, non possono passare la vita a rincorrere automobilisti che scambiano l’autostrada per un parcheggio di cortesia.
La verità è che, senza un cambio di mentalità, senza un salto culturale, questo fenomeno non finirà mai. Possiamo mettere cento pattuglie, fare mille multe, ma se non passa il messaggio che la sicurezza collettiva vale più della comodità individuale, resteremo sempre fermi al punto di partenza.

L’ignoranza dei cartelli

E qui arriviamo a un altro punto che mi fa ribollire il sangue: i cartelli. Perché basterebbe leggerli, quei cartelli piazzati lungo la strada e all’ingresso dell’aeroporto. Ci sono scritte chiare: i parcheggi a lunga sosta sono gratuiti per i primi minuti, ci sono aree dedicate proprio a chi deve fare “kiss&ride”, prendere e portare passeggeri. È tutto lì, nero su bianco.
Eppure sembra che leggere sia un optional. Forse per alcuni è più comodo fare finta di niente, mettere le quattro frecce e infischiarsene di tutto. Tanto “sto solo cinque minuti”. Ma quei cinque minuti moltiplicati per decine di macchine diventano ore di rischio continuo, un pericolo che incombe su tutti noi che percorriamo quella strada.

La tragedia annunciata

Quante volte ci si è andati vicini? Quante volte un automobilista che viaggiava regolarmente sulla corsia di marcia si è trovato a dover sterzare all’improvviso per evitare un’auto ferma? Quante volte un mezzo di soccorso ha rischiato di non passare? È una tragedia annunciata. E, come sempre in Italia, finché non ci scappa il morto, molti continuano a minimizzare, a ridere, a dire che in fondo “non è così grave”.
Io invece dico che è gravissimo. È la fotografia perfetta di un Paese che si arrangia sempre, che trova sempre la scappatoia, che pensa prima al proprio comodo e solo in fondo — molto in fondo — al bene comune.

Una questione di civiltà

Qui non si tratta solo di multe o di polizia, si tratta di civiltà. Di capire che la strada è di tutti e che la sicurezza di tutti viene prima del nostro capriccio. Perché diciamocelo: non è una necessità quella di fermarsi lì, è un capriccio. Perché i parcheggi ci sono, le aree di sosta pure. Non fermarsi in corsia d’emergenza richiede solo un piccolo sforzo in più: parcheggiare dove si deve e fare magari duecento metri a piedi.
Ma in Italia duecento metri a piedi sono considerati un sacrificio intollerabile. Meglio rischiare la vita degli altri che sgualcire la camicia stirata. Meglio intralciare un’ambulanza che fare due passi col trolley.

Cosa bisognerebbe fare davvero

Se vogliamo affrontare seriamente il problema, servono due cose. Primo: una campagna di comunicazione chiara, dura, martellante, che spieghi che fermarsi in corsia d’emergenza non è un peccato veniale ma un atto criminale verso la collettività. Secondo: una gestione migliore dei parcheggi dell’aeroporto, con aree di attesa ben segnalate e gratuite per i primi minuti, in modo che nessuno possa avere più alibi.
E poi, certo, servono controlli e multe salate, perché senza deterrente chi se ne infischia continuerà a farlo. Ma soprattutto serve cambiare la testa delle persone. Finché non capiremo che la corsia d’emergenza non è “l’anticamera dell’aeroporto” ma un luogo sacro della sicurezza stradale, continueremo a convivere con questo scempio quotidiano.

Lo sfogo di chi è stanco di rischiare la vita

Lo dico con tutta la rabbia e la frustrazione di chi guida su quella strada quasi ogni giorno: sono stanco di rischiare la vita per colpa dei beoti che scambiano la Roma-Fiumicino per un parcheggio selvaggio. Sono stanco di vedere automobilisti arroganti che, col sorriso di chi si sente furbo, occupano la corsia d’emergenza fregandosene di tutto e di tutti. Sono stanco di vivere in un Paese dove il rispetto delle regole è considerato un optional e chi le viola viene pure giustificato.
Forse qualcuno penserà che esagero, che sono troppo indignato. Io penso invece che non siamo indignati abbastanza. Perché ogni giorno che passa così, ogni macchina che resta ferma in corsia d’emergenza, è un giorno in cui ci avviciniamo sempre più alla tragedia. E quel giorno, se mai arriverà, nessuno potrà dire di non essere stato avvisato.