Fiumicino brucia, ma il vero incendio non sarà quello della propaganda?

Fiumicino brucia, ma il vero incendio non sarà quello della propaganda?

Ogni estate è la stessa storia. Le temperature si alzano, la terra si secca, e puntualmente il fuoco arriva. Roma brucia, la provincia brucia, e stavolta tocca a Fiumicino finire nel vortice delle fiamme, e non è la prima volta se scorriamo i vari giornali online del territorio.

Ma insieme al fumo, ogni anno si alza anche un altro tipo di nube: quella della propaganda, del sospetto, delle accuse a comando. E alla fine, a bruciare non è solo la vegetazione, ma anche il buon senso e non parlo delle opposizioni di oggi, parlo delle opposizioni di sempre!

Quello che sta succedendo a Fiumicino non è una novità. È tragico, fa rabbia, ma non è nuovo. Gli incendi ci sono sempre stati e purtroppo, se nulla cambia davvero, sempre ci saranno. Eppure ogni volta si reagisce come se fosse la prima, come se fossimo impreparati, come se nessuno si aspettasse che l’estate porti con sé anche questo tipo di emergenza.

Fiumicino e i sospetti che bruciano più del fuoco

I roghi scoppiati negli ultimi giorni, tra Parco Leonardo e il deposito Paoletti, hanno gettato nel panico una comunità intera. È comprensibile. Nessuno vuole vivere tra i fumi tossici, nessuno vuole vedere le fiamme a pochi metri da casa, nessuno si sente al sicuro quando il cielo si tinge di arancio e il sole scompare dietro colonne di fumo nero.

Eppure, di fronte a un problema reale come questo, la politica — anziché unirsi e lavorare per risolverlo — cosa fa? Si lancia addosso accuse, ipotizza scenari da film criminale, strumentalizza la paura per guadagnare qualche like in più.

Non c’è stato neanche il tempo per fare chiarezza che qualcuno ha subito iniziato a parlare di camorra, appalti, criminalità organizzata. Parole pesanti, che non dovrebbero essere pronunciate alla leggera, soprattutto quando non ci sono indagini a sostegno. Attenzione ci saranno sia le indagini a sostegno che le prove ma prima dobbiamo arrivarci.

Si insinua, si allude, si lascia intendere, e intanto la gente ci crede. Perché quando il fuoco è ancora caldo, è facile infiammare anche le menti.

Allarmi infondati: un gioco pericoloso

Ma questo gioco è pericoloso. Non si può ogni volta creare allarmi senza basi, senza prove, solo per cavalcare la rabbia della gente. Se ci sono responsabilità gravi, che parlino i magistrati. Se ci sono legami oscuri, che li accerti la procura.

Ma sparare sentenze via social, solo per far passare un messaggio politico, è l’ennesimo insulto all’intelligenza di chi vive davvero questi territori.

Io vivo qui, conosco Fiumicino, so che la gente è esasperata. Ma non ha bisogno di teorie complottiste. Ha bisogno di risposte vere, di misure concrete, di interventi rapidi, di vigili del fuoco con mezzi e uomini sufficienti., di protezione civile presente (e che già fa tanto con i pochi mezzi che ha a disposizione), di amministratori che alzino la voce — non solo sui social — ma nelle sedi dove si prendono le decisioni.

La gente ha bisogno che i terreni abbandonati vengano controllati, che chi lascia intere aree incolte venga richiamato e sanzionato, che la prevenzione diventi una parola seria, e non solo una voce nei comunicati stampa.

Roma brucia da anni, ma ci si ricorda solo quando fa comodo

Il problema non è solo di Fiumicino. Negli ultimi anni Roma ha vissuto decine di incendi devastanti: Passoscuro, Pomezia, il Raccordo, Villa Borghese, la Pisana, la Pineta Sacchetti, Ciampino, Via Portuense, Trullo, solo per citarne alcuni.

Ricordo perfettamente quando, nell’agosto del 2022, ci furono 35 incendi in un solo giorno, nessuno all’epoca gridava alla camorra, nessuno parlava di fondi europei e nessuno faceva collegamenti con appalti pubblici. Attenzione, prima che possa essere frainteso, vorrei solo sottolineare che è prematuro fare accostamenti tra fondi del PNRR e gli incendi di questi giorni.

Questa è l’ipocrisia che fa più rabbia, i roghi sono diventati uno strumento politico. Non si spengono più con l’acqua, ma si usano per accendere discussioni velenose.

La politica urla, ma il cittadino respira fumo

In questo valzer da social io non ci sto. Non accetto che un dramma ambientale venga trasformato nell’ennesimo teatrino tra chi urla “è colpa loro” e chi risponde “è colpa vostra”.

Anzi, volete proprio sapere di chi è la colpa? Se vogliamo essere onesti, è un po’ di tutti. Di chi non fa prevenzione. Di chi non investe. Di chi non controlla. Di chi non pulisce. Di chi promette ogni anno un piano anti-incendi e poi sparisce. Di chi gira lo sguardo altrove finché non vede le fiamme arrivare alla porta di casa.

Smettiamo di essere spettatori passivi, torniamo a pensare con la nostra testa, torniamo a indignarci sì, ma con lucidità,  a chiedere spiegazioni, ma senza lasciarci prendere per il naso e senza seguire i pifferai magici dei gruppi social.

A bruciare è anche la fiducia

Perché altrimenti, oltre ai boschi e ai capannoni, continuerà a bruciare anche la fiducia nella politica e nelle istituzioni. E quella, una volta ridotta in cenere, non la spegne più nessuno.

P.S.

Prima che qualcuno se lo chieda, NO non c’è un incendio al Ponte 2 Giugno, la foto è generata con l’Intelligenza (forse l’unica rimasta) Artificiale