A Fiumicino ogni estate gli stessi incendi, ogni estate la stessa storia

A Fiumicino ogni estate gli stessi incendi, ogni estate la stessa storia

C’è un momento, ogni volta che vedo il fumo alzarsi sopra il litorale, in cui provo due cose insieme. La prima è la rabbia sorda di chi vive qui, di chi conosce ogni metro di questa costa e sa che quello che sta bruciando non è un pezzo di terra qualsiasi, ma un pezzo della vita di tante persone. La seconda, quasi contemporanea, è la stanchezza di chi sa già cosa succederà nelle prossime ore sui gruppi Facebook di quartiere, sui commenti sotto gli articoli, nelle chiacchiere al bar. Perché il fuoco a Fiumicino non brucia mai da solo. Brucia sempre insieme a qualcos’altro, che è la voglia di trovare un colpevole politico prima ancora di sapere cosa sia realmente successo.

Questa mattina è toccato allo stabilimento Rambla di Maccarese. Un incendio che, per quello che si è visto e per quello che raccontano le prime immagini, ha devastato la struttura. Il Tabloid ha dato la notizia con tempestività, ed è giusto rimandare chi vuole i dettagli della cronaca a quell’articolo, perché io qui non voglio fare cronaca, voglio fare quello che ho sempre provato a fare da queste parti: guardare oltre il fumo. Le cause, a quanto si apprende, potrebbero essere legate alla cucina dello stabilimento, ma prendo questa informazione con le pinze, perché è ancora da verificare, e chi mi legge da tempo sa che io non mi sento mai autorizzato a trasformare un’ipotesi in una sentenza. Aspetterò gli accertamenti, come si dovrebbe sempre fare, anche se so già che molti non aspetteranno.

Non è un episodio isolato, ed è proprio questo il punto

Nei giorni scorsi il territorio è stato colpito da altri incendi, a Parco Leonardo, alla Piana del Sole, lungo la Roma Fiumicino. Non sto elencando questi episodi per creare un effetto drammatico, li elenco perché servono a inquadrare correttamente quello che sta succedendo. Non è un’emergenza nata dal nulla la scorsa notte. È un fenomeno che si ripete, che conosciamo, che abbiamo visto tornare puntuale ogni estate, non da un anno, non da due, ma da decenni. Chi ha una minima memoria del territorio lo sa benissimo. Gli incendi estivi sulla fascia costiera romana, tra sterpaglie, canneti e aree abbandonate, sono una costante che precede di gran lunga qualsiasi amministrazione attualmente in carica e qualsiasi amministrazione che l’ha preceduta.

Lo scorso anno avevo già provato a raccontare questo meccanismo, parlando degli incendi che avevano colpito Fiumicino, e mi ero soffermato proprio su questo punto: gli incendi nascono quasi sempre da incuria, da leggerezza, da una cicca di sigaretta buttata dove non doveva essere buttata, eppure diventano immediatamente terreno di scontro politico, come se il fuoco avesse un colore e una tessera di partito. Chi vuole rileggere quel ragionamento può farlo, il pezzo è ancora lì, con tanto di riferimenti a chi in quella occasione arrivò persino a evocare scenari di criminalità organizzata, senza uno straccio di prova concreta messa sul tavolo.

Il copione già visto, che si ripete identico

Ecco, oggi sto assistendo esattamente allo stesso copione. Ho già letto, su un quotidiano, le frasi che mi aspettavo di leggere. Mancati controlli. Interventi in ritardo. Responsabilità dell’amministrazione. Frasi buttate lì con la stessa disinvoltura con cui si butta una sigaretta dal finestrino, e con lo stesso potenziale distruttivo, perché quelle frasi, quando non sono sostenute da fatti verificati, non fanno altro che alimentare un incendio diverso, quello della disinformazione e della polarizzazione.

Voglio essere chiarissimo, come sono sempre stato in questi anni di osservazione del territorio: io non sto difendendo questa amministrazione. Non l’ho mai fatto e non ho intenzione di iniziare oggi. Ma per la stessa identica ragione non l’avrei difesa se al governo del Comune ci fosse stato il Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle, la Lega o chiunque altro. Il mio compito, come uomo della Strada, non è tifare, è guardare i fatti e chiedere che i fatti vengano rispettati prima delle opinioni. E i fatti, in questo momento, dicono che le cause di questi incendi sono ancora in fase di accertamento, che alcuni potrebbero derivare da cause tecniche, altri da imprudenza, altri ancora da una combinazione di fattori che solo le indagini potranno chiarire. Puntare il dito contro un’amministrazione (anche velatamente), qualunque essa sia, prima che questi accertamenti siano conclusi, non è informazione. È scorrettezza intellettuale, e la chiamo con il suo nome perché non ho motivo di usare eufemismi.

Quello che ho visto girando per l’Italia, e che qui manca

Negli ultimi quindici giorni ho girato per lavoro e per necessità personale la Toscana, l’Umbria, l’Emilia Romagna e le Marche. Non lo dico per vantarmi di un giro turistico, lo dico perché quel viaggio mi ha messo davanti a una cosa che qui vediamo raramente, ed è la prevenzione rivolta direttamente alle persone. In quelle regioni, lungo le strade, agli ingressi delle aree boschive, nei parcheggi vicino alle pinete, ci sono cartelli enormi, difficili da ignorare, che avvisano automobilisti e cittadini del rischio di incendio legato al gesto banale di gettare una sigaretta accesa fuori dal finestrino o a terra. Cartelli che non parlano di controlli mancati o di responsabilità istituzionali, ma che si rivolgono direttamente a chi, nella stragrande maggioranza dei casi, è la vera causa di questi disastri: le persone.

Perché diciamocelo con la franchezza che dovrebbe essere il sale di questo blog, e cioè di quello che io scrivo da cittadino osservatore: gli incendi che devastano il nostro litorale nascono quasi sempre da comportamenti umani irresponsabili. Una sigaretta gettata su un terreno secco. Un fuoco acceso dove non si doveva accendere. Un’attenzione mancata in una cucina, se davvero sarà questa la causa confermata per la Rambla. Non nascono, nella grande maggioranza dei casi, da complotti, da negligenze amministrative premeditate o da disegni oscuri, almeno non i questi casi. Nascono da leggerezza, e la leggerezza si combatte con la prevenzione culturale, con la responsabilizzazione dei cittadini, non solo con l’ennesimo comunicato che scarica la colpa su chi governa in quel momento.

Il rischio di chi punta sempre il dito verso l’altro

C’è una cosa poi che dico da anni, e la ripeto oggi con la stessa convinzione. Chi punta troppo spesso il dito contro l’altro, prima o poi si ritrova quel dito puntato addosso. Vale per l’amministrazione precedente, che di episodi simili ne ha vissuti a sufficienza da saperlo bene, vale per l’amministrazione attuale, che farebbe bene a ricordarselo prima di rispondere alle accuse con la stessa moneta, invece di limitarsi a gestire l’emergenza con serietà e a comunicare con onestà quello che si sa e quello che ancora non si sa.

Il problema non è politico, o meglio, non dovrebbe esserlo. Il problema è culturale, ed è un problema che riguarda tutti noi, non solo chi amministra. Continuare a trasformare ogni incendio in un’arma di propaganda, da una parte o dall’altra, significa distogliere l’attenzione dal vero tema, che è la prevenzione, l’educazione civica, la manutenzione del territorio, la responsabilità individuale. Significa sprecare un’occasione, ogni singola volta, per costruire qualcosa di utile dalle macerie di uno stabilimento distrutto o di un pezzo di pineta ridotto in cenere.

Cosa resta, oltre al fumo

Quello che mi auguro, scrivendo queste righe con la Rambla purtroppo ancora fumante alle spalle, è che almeno stavolta si riesca a distinguere tra la doverosa richiesta di verità sulle cause dell’incendio e la tentazione, sempre dietro l’angolo, di trasformare quella richiesta in un processo sommario contro l’amministrazione di turno. Chiedere chiarezza è un diritto di ogni cittadino, e lo rivendico anche io in questo articolo. Ma chiarezza significa aspettare le indagini, non anticiparle con sentenze già scritte. Significa guardare ai precedenti, agli ultimi decenni di incendi su questo litorale, e chiedersi seriamente cosa si sia fatto e cosa si possa ancora fare, senza fermarsi al nome di chi siede oggi in giunta.

Il litorale di Fiumicino continuerà a bruciare, temo, finché non cambieremo l’approccio culturale a questo problema. Finché non smetteremo di cercare un bersaglio politico comodo e non inizieremo a guardare, con la stessa onestà con cui guardiamo le colonne di fumo, anche i nostri comportamenti quotidiani. Io continuerò a scrivere di questi fatti come li vedo, senza sconti per nessuno, aspettando le verifiche prima di lanciare accuse, e sperando che chi mi legge faccia lo stesso.

Senza tifare per nessuno, come sempre.